A pochi giorni dalla chiusura ritorniamo a parlare della Festa Patronale

La festa patronale di San Vito dei Normanni si è svolta lo scorso fine settimana e come era logico tutti si sono dilettati a parlarne e a sparlarne. Sulla festa vogliamo riportare l’editoriale del diretore de “IL PUNTO” Don Antonio Chionna pubblicato sul numero di Luglio da pochi gironi in edicola.

Grazie, ragazzi!

Stendo queste note, mentre nel cielo scompaiono i ricami dello spettacolo pirotecnico a chiusura della festa patronale.

Questi ragazzi hanno dato una lezione a noi grandi, dopo lo squallore dei festeggiamenti dello scorso anno. 

Hanno saputo dimostrare che la festa non si organizza all’insegna dell’improvvisazione. Come negli anni lontani, son partiti molto tempo prima per la raccolta dei fondi e cosi circa un mese prima della tradizionale seconda domenica di luglio hanno presentato ai sanvitesi in un elegante depliant il programma religioso e civile dei 5 giorni di festeggiamenti in onore dei Santi Patroni. Luminarie, complessi bandistici di rilievo, spettacolo pirotecnico com’era nelle antiche tradizioni. Non sono mancate iniziative culturali o di volontariato. 

Allora, tutti contenti e soddisfatti? Non dovremmo trovarci a San Vito! I sanvitesi brava gente: vogliono, vogliono, vogliono, ma in quanto ad aprire il borsellino manco a parlarne.

Vogliono il cantante di grido, che per due ore di spettacolo si porta via un bel po di euro, tanti quanti basterebbero per organizzare la festa.

I nostri baldi giovani, se vogliono i cantanti di grido possono organizzarsi come nei paesi vicini, dove pagano il biglietto di ingresso e si godono lo spettacolo. Questi ragazzi che hanno voluto cimentarsi per organizzare la festa patronale vanno incoraggiati perchè possano ripetere questa esperienza magari con qualche ritocco. IlComitato va potenziato con altri volontari, deve diventare permanente e operativo per l’intero anno e possibilmente l’Amministrazione comunale dia loro una sede al centro del paese.

A loro il nostro grazie per l’impegno e i sacrifici che hanno dovuto affrontare.

Antonio Chionna

 

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