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Spettacolo teatrale a cura dell’Amministrazione Comunale

Martedì 17 Febbraio, alle ore 20.00, presso il Teatro Comunale di Ceglie Messapica si terrà lo spettacolo teatrale “ARLECCHINO – ovvero la storia del servo che voleva amare e mangiare”, con la regia di Maurizio Ciccolella della Scuola d’Arte Drammatica della Puglia “Talìa”, in collaborazione con l’ Ass.ne Ceglie nel Cuore.

Lo spettacolo, tratto dalla famosa opera di Carlo Goldoni e messo in scena dagli alunni della Scuola d’Arte drammatica Talìa, è patrocinato e promosso dall’Amministrazione Comunale.

Sarà in scena anche il nostro giovane e talentuoso concittadino Mino Leone.

Arlecchino è uno dei più divertenti e conosciuti esempi di servo umile che vince rispetto alla “conoscenza” e al potere di chi conta. Il tragicomico sta proprio in questa sua vittoria, che avviene, spesso, suo malgrado. Arlecchino è maschera in ogni senso. Lo è perché la indossa, perché non può essere “solo” umano, ma anche perché sembra che qualcosa o qualcuno agisca per suo conto, una specie di doppio cervello e doppia anima che in fin dei conti trova sempre una soluzione, come in una continua estemporaneità.

La vita di Arlecchino è sempre un’improvvisazione, come lo è la commedia dell’arte di cui egli è in effetti il sommo principe. Per questa ragione non smette in ogni momento di divertire: all’interno di una macchina drammaturgica mai invecchiata, Arlecchino è sempre una sorpresa, a volte rocambolesca, a volte persino “poetica”. Dominato da una fame atavica, segno del suo “grado inferiore” ma anche simbolo di una voracità mentale, Arlecchino conosce anche l’amore. La sua figura è così potente che pur essendo l’ultimo degli ultimi non può fare a meno di essere il vero protagonista, anche se la storia dello spettacolo s’incentra su altre vicende in cui s’intrecciano amori, omicidi, matrimoni d’interesse e passione. In Arlecchino è forte anche il tema del doppio e del travestimento, che sono funzione e suggello dei continui equivoci reificati sulla scena. Lo spettacolo si iscrive dentro la tradizione della commedia dell’arte, di gusto strehleriano, ma tenta di asciugare le partiture di maniera, su cui le diverse messe in scena “storiche” si sono fermate.