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Sul caso Tecnomessapia, la Uilm di Brindisi, dopo aver letto alcune frasi, ha pubblicato una nota di precisazione.

“La Tecnomessapia srl, agli atti amministrata da Caterina Principalli, moglie di Angelo Antelmi – ex dipendente Agusta Westland Brindis i- reale creatore e gestore della Tecnomessapia Srl.
Per anni lo stesso Antelmi ha assunto personale che nulla aveva a che fare con il settore aeronautico per poi farlo formare all’interno dello stabilimento dell’allora Agusta Westland dagli stessi dipendenti di Finmeccanica, e quei ragazzi, oggi padri di famiglia, sono diventati degli esperti del settore impegnandosi e facendo tesoro di quello che gli veniva trasmesso dai colleghi, che pur svolgendo la stessa medesima mansione indossavano una maglia diversa e di conseguenza avevano un reddito diverso.
Dopo qualche anno nasce la Osam srl, azienda di Piero Antelmi, ma anch’essa sottoposta al reale controllo di Angelo Antelmi, che svolgeva le stesse identiche mansioni di Tecnomessapia srl, la quale le forniva commesse che a sua volta prendeva da Agusta Westland.
Dopo qualche problema i dipendenti Osam srl, diventano dipendenti Tecnomessapia 2 srl, amministrati sulla carta da Tiziana Lotesoriere, moglie di Piero Antelmi, ma la storia non cambia ed è sempre Angelo Antelmi a gestirne le fila.
Con l’avvento di Mauro Moretti a capo di Finmeccanica, poi fatta diventare Leonardo, si apprende che una politica interna di ottimizzazione e ti etica prevedeva l’esclusione di tutte le aziende che lavorano in mono committenza con Leonardo, inibendole anche, a partecipare a nuove gare.
Tra le aziende a non avere più i requisiti spunta la Tecnomessapia srl, che nonostante tutto riesce a far lavorare all’interno degli stabilimenti ex Agusta Westland ed ex Alenia di Grottaglie fino a 380 dipendenti circa.
Quando però i vertici della multinazionale a partecipazione statale decidono con congruo preavviso di estromettere la Tecnomessapia srl dalle prestazioni professionali, la società cegliese, che nel frattempo ha in pianta organica 177 dipendenti decide di licenziare tutti, così com’ era avvenuto qualche mese prima per la Tecnomessapia 2 Srl.
Le Organizzazioni Sindacali Territoriali non ci stanno e si rifiutano di sottoscrivere verbali di licenziamenti collettivi, anzi unitariamente il 7 giugno inviano una richiesta d’incontro al Presidente della Regione Puglia ed all’allora assessore allo sviluppo economico Capone, ma con molto rammarico nonostante i solleciti non arriva alcuna convocazione, dunque la Uilm la Fim e la Fiom di Brindisi decidono di scrivere al Ministero dello sviluppo economico in data 23 giugno 2017, questa volta il ministero per voce della Vice Ministro Bellanova fa giungere una convocazione al Mise per il 12 luglio 2017, stranamente la regione Puglia si accorge della richiesta inviata a Michele Emiliano del 7 giugno e convocano un tavolo di discussione sulla materia in oggetto il 10 luglio.
Al Ministero dello sviluppo Economico la Uilm chiede che i licenziamenti vengano messi da parte e sia concessa la Cassa Integrazione Straordinaria in modo da avere ulteriori 12 mesi in cui la tecnomessapia srl possa cercare nuove commesse, la vice Ministro accetta di impegnarsi e rimanda il tavolo ad una settimana. Il 20 luglio di nuovo a Roma il Vice Ministro Teresa Bellanova conferma l’impegno e dice che si può procedere in via eccezionale alla Cigs, inoltre Leonardo si impegnerà a fornire un numero di ore di commesse da Leonardo, necessarie a non far morire Tecnomessapia, a quel punto Angelo Antelmi tentenna nell’accettare la proposta in quanto asserisce che la Cigs ha un costo troppo elevato e pertanto solo se Leonardo garantisce il lavoro ad almeno 70 persone lui avrebbe accettato di fare richiesta di Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria.
A tal punto dopo una serie di battute tra Uilm, Vice Ministro e qualche delegato presente la Tecnomessapia srl accetta di proseguire con la Cassa Integrazione, ma non avrebbe anticipato la relativa indennità a carico Inps.
Dopo tale data, le parti, si sono incontrate a Brindisi presso l’assessorato al lavoro provinciale ed hanno sottoscritto un verbale che attestava proprio questo, poiché la tecnomessapi Srl non aveva le somme necessarie per anticipare la Cassa Integrazione, si sarebbero dovuti aspettare i tempi del ministero del Lavoro e dell’Inps.
Il 26 settembre u.s. su richiesta delle OO.SS. le parti si sono incontrate presso l’assessorato al lavoro della Regione Puglia, apprendendo che il decreto ministeriale che da seguito al pagamento della Cassa Integrazione da parte dell’INPS non era stato ancora firmato, e questo sarebbe dovuto essere per gli addetti al settore un qualcosa di estremamente normale, vista la mole di decreti che il ministero si trova a vagliare e soprattutto viste le esperienze pregresse con altre società, quindi ci doveva essere ben poco da meravigliarsi.
Succede invece che quando la Uilm chiede ai titolare della società cegliese di anticipare ai dipendenti almeno una parte del TFR (accantonati in azienda) viene categoricamente risposto con un “no”.

Nei giorni seguenti su qualche mezzo d’informazione si è cercato di fornire una versione alquanto distorta della realtà in quanto il problema non è certo il ministero che ancora non ha vagliato la richiesta di Cassa Integrazione, ma bisogna catalizzare l’attenzione sul perché la Tecnomessapia srl non stia anticipando l’indennità ai suoi dipendenti.
Infatti la Tecnomessapia negli anni ha sicuramente realizzato utili che ad oggi non ci sono, ma nel frattempo non si può non considerare che l’intera famiglia di Angelo Antelmi conduca un tenore di vita non proprio da cassaintegrato e soprattutto gli innumerevoli possedimenti che si sono accumulati in pochi anni senza mai investire un euro nell’azienda, anzi solo grazie all’intervento del Ministero dello sviluppo economico si sono visti costretti ad affittare un capannone di 400 m quadri, cioè poco più di un garage.
Pertanto sarebbe cosa utile che chi consuma inchiostro scrivesse di ciò che sa non di altro in quanto se oggi i dipendenti non percepiscono alcun emolumento è sicuramente dovuto all’ incuria amministrativa dei titolari dell’azienda”.