Volantino Spazio Conad Mesagne

Correre per liberarsi dalle paure della malattia, correre per il futuro, questo è il racconto del nostro amico Vincenzo Donadeo.

La gara si svolge oggi pomeriggio alle 18.00, ma c’è chi ha già vinto, è Vincenzo Donadeo. Un giovane sanvitese trapiantato a Carovigno che ha perso la vista a causa di una malattia. Vincenzo ha voluto raccontare alla nostra redazione la sua storia, che lo ha portato oggi a correre la maratona delle “Due Torri” che si svolge tra Torre Guaceto e Torre Santa Sabina a Carovigno. Organizzata per la 17esima volta dall’Atletica Carovigno, la manifestazione sportiva punta a mettere insieme sport e solidarietà per grandi e piccini.

Ha voluto raccontarci la sua avventura e noi vi proponiamo le sue parole ed il suo racconto
Questa è una storia di vita, di resilienza, di rinascita. Il motivo principale per cui scrivo questa storia è di dedicarla a tutte le persone che sono gli ultimi, che non si sentono compresi. Quelle persone che non hanno più fiducia in se stessi e che, magari grazie a questa storia, riescano a trovare un po’ di autostima, come l’ho trovata io, grazie a molte persone che hanno circondato la mia vita.
Sono un ragazzo non vedente a seguito di una malattia degenerativa che mi ha portato via la vista e, nonostante fossi un gran sportivo, avevo deciso di abbandonare tutte le attività. E così, l’unica cosa che restava da fare era “pensare”. Pensare a ciò che non può più essere, a ciò che avrebbe potuto essere a ciò che non sarebbe più stato come prima. Tutto questo pensare mi ha portato ad infliggermi tanta sofferenza. A stare male.

Un giorno ho deciso di reagire. Ho iniziato a frequentare una palestra. In maniera timida ho conosciuto il titolare della palestra di Carovigno, Mimmo Bellanova. Mia moglie mi ha detto che, quando andavo lì, Mimmo mi guardava come si guarda una persona che non ha nessuna difficoltà, con lo sguardo di chi avrebbe voluto darti una mano. E così è stato.

La partenza è stata un po’ deficitaria. A volte imbarazzante. Non riuscivo a fare cose basilari. Avevo dimenticato il modo in cui bisognava farle. Grazie alla sua presenza, ma soprattutto, grazie alla sua fiducia e il suo credere in me, ho raggiunto tantissimi risultati. Malgrado il periodo di chiusura delle palestre, causa pandemia, non ha mai smesso di starmi vicino, chiamandomi e continuando ad infondermi tanta fiducia.

Così, quando le palestre sono tornate ad aprire i battenti, era lì pronto ad aspettarmi per continuare il percorso iniziato. Lo ringrazierò per la fiducia ma anche per il discorso atletico e per essere al mio fianco. Per avermi prestato i suoi occhi con fare mai pietoso ma solo con il desiderio di trasmettermi tanta forza.

Dopo aver ascoltato la storia di un ragazzo non vedente che correva, ho deciso di farlo anch’io e mi sono iscritto ad un percorso di atletica. Non dimenticherò mai il primo giorno. C’era un grande imbarazzo da parte di Angelo, la mia guida che, comunque, non mi ha mai detto “non si può fare “. Siamo partiti con un bracciale di canapa lungo circa trenta centimetri. Mi teneva anche il polso perché era timoroso e ancora non conosceva le mie capacità motorie. Dopo la seconda uscita, ho cominciato a correre procurandomi subito un piccolo infortunio al ginocchio.

Dopo l’estate ho deciso di affrontare una gara a Ceglie Messapica. Non ero più una persona con difficoltà ma ero diventato un paratleta. Cioè una persona che, grazie ad una disciplina sportiva, poteva mettersi in gioco. Grazie alla mia guida ho iniziato a fare allenamenti. Benchè non fossero tanti, ho cercato di farcela comunque. Al secondo chilometro ho smesso di correre ed ho continuato, camminando. Mi ero reso conto che l’importante non è arrivare primi o ultimi. L’importante è non fermarsi. E’ stato fondamentale pensare che al traguardo c’era la mia famiglia. Le persone che mi amano. Quindi lo dovevo fare per me e per loro. Devo dimostrare, non solo a me, ma anche a loro che ce la posso fare.

Gli ultimi duecento metri, mia figlia mi ha dato la mano e abbiamo tagliato il traguardo insieme. Penso sia stata, per me una delle cose più emozionanti in assoluto. Da quel momento, ho deciso di mettermi in gioco e di allenarmi seriamente. Talvolta non riuscivo a dare il meglio di me per la tensione causata il discorso del lavoro.

Grazie all’Associazione Ciechi di Brindisi, presieduta da Michele Sardano. Ho acquisito competenze informatiche. In seguito ho conseguito una patente informatica internazionale. Sono stato un militare volontario dell’aeronautica. Ho ricevuto una grande formazione che mi ha preparato e reso pronto ad affrontare il mondo del lavoro.

Lo scorso anno ho fatto una esperienza lavorativa molto interessante. Ho dimostrato di poter dare luce ad una società cieca. Non voglio arrendermi, voglio continuare a prendere le redini della mia vita, ad aiutare la mia famiglia, a realizzare i nostri sogni. La malattia, non ha solo colpito me ma anche chi mi sta a fianco. Quando corro, non sono mai solo. Fisicamente sono io e la mia guida, però corro con le persone che mi stanno vicino quotidianamente, come la mia famiglia.

Per quanto riguarda l’atletica, ci tengo a ringraziare, in maniera particolare, Francesco Valente, Presidente dell’Atletica Carovigno. Persona speciale, grande atleta, mi piace definirlo così. Ha preso a cuore il mio caso, non trattandomi mai con pietà, cercando di vedere le mie doti. A volte sfoggiavamo lunghe passeggiate, condite con tante chiacchiere, pianti, risate, discorsi a ruota libera. Senza che me ne accorgessi mi accompagnava ad un traguardo. Valente ha preparato Tonino, Salvatore, Ronny le guide che mi sono state vicine e mi hanno insegnato ad inseguire, seriamente, dei traguardi.

Ora sono pronto per il Trofeo due Torri. È un percorso insidioso fatto di sabbia, di rocce, di sterrato che implica molta tenacia. Vicino a me ci sarà Mario, la mia guida ufficiale. Mi presterà i suoi occhi. Occhi attenti di chi sa vedere, di chi ha le capacità di farmi sentire libero e leggero per tutto il percorso.

Poi si tornerà alla vita normale e chiederò dove è la bottiglia che era al centro del tavolo. Comunque sia, gareggiando sarò libero. Ad accogliermi ci saranno un sacco di belle persone. A Carovigno, tutti mi hanno accolto e mi hanno dato una grande mano, sotto tutti i punti di vista.

Dicembre scorso, l’Associazione mi ha donato un tandem tecnico, grazie al quale, con un’altra associazione di bikers di Carovigno, facciamo delle uscite. Tutto questo ha favorito la mia integrazione sociale. Oggi domenica 31 luglio taglierò quel traguardo. Lo farò perché lo devo alla vita, perché sono nato e anche perché, malgrado i tempi bui, ho un obiettivo ben preciso.

Mi sono riproposto di arrivare al traguardo senza tempi, senza cronometro ma solo perché, ogni volta che lo faccio, c’è qualcosa che resta al traguardo. Ed io abbraccio, sempre di più, la vita.

Vincenzo Donadeo