Era un pomeriggio di novembre, il giorno 22 con precisione, quando una inaspettata e quanto mai gradita telefonata mi sopraggiunse dalla redazione di Linea Verde.

Il dottor Paolo Spirito era venuto a conoscenza dell’attività della nostra associazione, Speleocem, sul territorio (scoperte, ricerce e osservazioni) e li manifestò la volontà di una passeggiata esplorativa e conoscitiva nell’agro della nostra città, Ceglie Messapica,in provincia di Brindisi.

Il giorno fissato ho avuto la fortuna di incontrare uomini  curiosi ed appassionati alla ricerca delle meraviglie nascoste come Dario Di Gennaro , Daniele Carminati, Paolo Spirito, Domenico Convertino e Antonio Conserva.

Cosi’ il nostro viaggio ha preso avvio per giungere, attraverso i nostri uliveti, al sito archeologico di Donna Lucrezia e nella Cripta San Michele.

Ceglie Messapica, baricentro pugliese, un territorio tra Bari e Lecce, e tra Taranto e Brindisi. Una zona che comprende, valle d’Itria (letto di un fiume di origine alluvionale, antico), bassa Murgia, alto Salento, area Messapica e territorio di trulli e grotte. Un territorio ancora da scoprire e preservare allo stesso tempo.

Il nome di questa contrada nella campagna cegliese deriva dalla proprietaria dell’ omonima masseria, appartenuta agli eredi Allegretti, famiglia facoltosa risalente alla fine dell’800 -inizi 900. Il sito merita di essere incluso tra quelli d’ interesse internazionale, per la presenza di scarti della lavorazione della selce.

Soprattutto arnioni di selce, che è una roccia sedimentaria d’origine organica. La selce è costituita da microcristalli di silice, presente negli essere viventi, nelle ossa, pelle e muscoli .In natura si è stratificata tra le rocce carbonatiche (calcari). La selce, caratterizzata dal colore grigio-vitreo, così formatasi veniva estratta e lavorata per essere utilizzata per le necessita’ quotidiane.

Infatti, la selce costituiva elemento essenziale per cacciare e semplificare la vita degli uomini preistorici, che frequentavano e vivevano in zona: tra l’altro serviva a forgiare utensili, quali grattatoi, raschiatoi ecc. ed era indispensabile anche per accendere il fuoco, essendo una pietra focaia. Con lo sfregamento di due parti di queste pietre, o per percussione, innescavano una scintilla che consentiva di accendere il fuoco.

Tra questi strati del sito donna Lucrezia inoltre, è possibile trovare anche fossili di organismi marini, quali spugne, radiolari, diatomee, e sopratutti pesci,a dimostrazione del fatto che settanta milioni di anni fa circa, la zona verdeggiante non solo dell’agro cegliese, ma di buona parte della Puglia centro –meridionale, era letto di antichi mari.

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Forse a questa arcaica origine, si ispira il detto popolare “è arrivato il mare a Ceglie?”,nell’antico campanilismo tra i cittadini di Ceglie Messapica e quelli della vicina Ostuni?

Il sito si connota per la presenza di un trullo, di cui l’associazione rivendica la paternità della scoperta,su cui è sempre gradito un confronto con gli studiosi e con gli appassionati come noi.Unico per la sua peculiarità, in quanto le mura perimetrali dello stesso e le pietre dei coni, non si connotano per il colore grigio,ma per la presenza anche di arnioni di selce nelle mura perimetrali e nei suoi coni, a dimostrazione dell’abbondante presenza di selce sul sito.

Quindi non le “pietre” tipiche, ma noduli e arnioni di selce, di particolare fascino ed armonicamente incastonate con le altre, con striature di colore marrone , giallo rosso grigio e bianco.

Un bene che deve essere tutelato per la sua unicità,che effettivamente è ben conservato e mantenuto, forse nella consapevolezza di chi lo possiede di poter godere di una rarità.

Solleviamo anche una provocazione alle istituzioni, chiediamo infatti se il sito è vincolato? Se non fosse vincolato come mai un sito di interesse mondiale, visto che la superficie della zona con presenza di utensili, fossili ecc., non è vincolato?La sovrintendenza forse latita ancora una volta?

A discapito di una cittadinanza che sopravvive con non poche difficoltà’,con opportunità lavorativa quasi inesistenti, salvo il settore della gastronomia, famosa questa zona per le tante attività di ristorazione.

L’area dovrebbe esse vincolata e salvaguardata, in accordo con il proprietario, conciliando le attività agricole con quella della preservazione.

Come associazione, in conclusione, un grazie speciale agli “uomini per bene” di Linea Verde” che hanno voluto fortemente che fosse la terra a parlare!!! Pertanto, non mancate all’appuntamento del 14 gennaio 2018 su Rai Uno: lo scibile è infinito, ma se cominciamo a conoscere quello che ci circonda e parla di noi, possiamo accorciare un po’ le distanze.

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