mascherine sordi coronavirus
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Due sorelle, sono state allontanate da un negozio. Avevano la mascherina abbassata per comunicare: una delle due è non udente

Di Mariagrazia Bruno

Questa mattina due ragazze sono state invitate ad uscire da una attività commerciale di Ceglie Messapica perchè avevano la mascherina abbassata. Nulla di strano, di sbagliato,  verrebbe da pensare. Invece no.

A raccontare la storia su Facebook è la sorella più grande che scrive: “Mia sorella è sorda, non udente, non sente e per capirmi deve leggere il mio labiale. E per capirla bene io devo leggere il suo labiale. Perché è sorda. Perché non sente. Perché è una persona non udente. Nel negozio, per dirci delle cose, abbiamo abbassato per pochi secondi la mascherina, come ci permette il DPCM”.

Da un anno a questa parte, infatti, in ogni DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri), incluso anche l’ultimo emanato, il primo articolo sulle misure di contenimento da contagio cita testuali parole:
“E’ fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sè dispositivi di protezione delle vie respiratorie e di indossali nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto”.
Sempre nell’articolo uno al “comma” tre vengono elencate le categorie di soggetti a cui è permesso non usare i DPI. ” Non hanno l’obbligo- si legge- di indossare il dispositivo di protezione delle vie respiratorie i bambini di età inferiore a 6 anni; le persone con patologie o disabilità incompatibili  con l’uso della mascherina, nonchè  le persone che devono comunicare con un disabile in modo da non poter fare uso del dispositivo; i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva”.

“Siamo state rimproverate, pur essendo in un angolo molto lontane dagli altri clienti. Siamo state rimproverate, com’è giusto che sia- si legge ancora nel post su Facebook. Ho spiegato, con tutta la voce che avevo in corpo, che non ho abbassato la mascherina perché non mi curo del pericolo, ma perché ho necessità di abbassarla per comunicare con mia sorella, sorda, non udente, che non sente”.

Nonostante le varie spiegazioni, e anche la totale ragione, le due sorelle sono state invitate ad uscire dalla commessa e dai titolari dell’attività. “Tanti anni di lotta per far capire a mia sorella che ha gli stessi diritti degli altri, che non è diversa, non sono serviti a nulla se poi deve uscire in lacrime da un negozio perché l’ignoranza di alcune persone non le permette di comunicare. Resta dentro tanta rabbia, tanta tristezza e tanta delusione nei confronti del genere umano”.