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La sentenza della Corte salentina per un brindisino ribalta quella del Tribunale: nel 2014 lo condannò a due anni e due mesi per atti persecutori contestati nel 2010. L’inchiesta dopo la denuncia della donna che non si è costituita parte civile, a marzo 2016 l’uomo è stato arrestato con accusa identica.

La sentenza della Corte d’Appello di Lecce ribalta quella del Tribunale di Brindisi per un uomo di 60 anni, accusato di stalking ai danni dell’ex compagna: l’imputato è stato assolto dai giudici salentini, a fronte della richiesta della conferma della condanna a due anni e due mesi avanzata dal procuratore generale. Il processo di secondo grado si è concluso nei giorni scorsi, per le motivazioni bisognerà aspettare 90 giorni, termine indicato al momento della lettura del dispositivo.

Il procedimento penale è scaturito dalla denuncia sporta dalla donna al commissariato di polizia di Ostuni: lui, originario di Ceccano, in provincia di Frosinone, ma residente nel comune di Carovigno, difeso in Appello dall’avvocato Vito Giuseppe Cellie –  secondo il racconto dell’ex convivente – avrebbe posto in essere una serie di azioni, qualificate come “atti persecutori”. All’accusa principale è stata aggiunta quella legata alla presentazione di denunce false per danneggiamento.

Il Tribunale di Brindisi, nel 2014, ha riconosciuto l’imputato colpevole di entrami i capi di imputazione, chiudendo il conto a due anni e due mesi, al termine del dibattimento. Non si è costituita parte civile la donna. In Appello, il pg aveva chiesto alla Corte l’assoluzione per le false denunce e la conferma della condanna per lo stalking. I giudici salentini hanno accolto, invece, la richiesta dell’avvocato Cellie, pronunciando l’assoluzione.

L’imputato, il 9 marzo 2016, è stato arrestato, ai domiciliari, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, per stalking ai danni della stessa donna. Sempre su denuncia dell’ex compagna. La misura è stata poi sostituita con il divieto di avvicinamento. Nel provvedimento il gip contestava anche pedinamenti e  inseguimenti. La donna aveva raccontato di aver trovato “l’uomo presso l’autogrill dove il pullman che conduceva lei e le altre braccianti agricole nelle campagne di Polignano a Mare era solito tutte le mattine fare la sosta per la colazione”.

Successivamente, “perduto il lavoro di bracciante agricola proprio in ragione dei perduranti atti persecutori subiti, lo stesso quasi arrivava a speronare l’autovettura condotta da un’amica dell’ ex compagna lungo il tragitto che da San Michele Salentino conduce a Carovigno”. In quell’occasione la donna chiamò la polizia: gli agenti trovarono un coltello a serramanico di genere vietato e un manico di legno nell’auto dell’uomo.

 

Fonte: Brindisi Report