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Un intervento della presidente Loredana Capone.

Dove non arriva la politica arriveranno i regolamenti. È il mio impegno da Presidente del Consiglio regionale, che voglio compiere insieme alle consigliere e ai consiglieri.

Perché la Puglia ha bisogno di uomini e donne allo stesso modo. Perché la questione della presenza delle donne nei luoghi di Governo delle Istituzioni, così come del lavoro, è una priorità culturale, economica e sociale. E fino a quando non diventerà “consapevolezza collettiva”, le nostre comunità, nazionali, regionali e locali, non saranno mai “civili” fino in fondo e la cultura, l’economia, la stessa società, resteranno sempre parziali, in violazione, peraltro, dei principi cardine della nostra Costituzione.

Dobbiamo ammetterlo, assistiamo a una costante sottovalutazione del merito delle donne soprattutto quando si tratta di attribuire un valore economico ai loro saperi.
Così, sono protagoniste indiscusse – lo dicono le statistiche – quando sono volontarie, molto meno quando devono essere retribuite. E anche quando lo sono, la retribuzione è quasi sempre inferiore a quella degli uomini. E questa ingiustizia si manifesta anche nei reati di genere quando un femminicidio viene derubricato a “delirio di gelosia”.

Per questa ragione dobbiamo impegnarci da subito a valutare ogni atto con lo sguardo delle donne: dagli atti legislativi a quelli politici istituzionali. Nel caso delle Commissioni consiliari, per esempio, c’è stata una giusta presa di posizione da parte delle associazioni di genere e per questo stiamo lavorando alla revisione del regolamento che introduca la rappresentanza di genere in tutte le articolazioni.
Mi impegnerò, inoltre, a sollecitare la conclusione del percorso di modifica della legge elettorale affinché preveda l’introduzione della percentuale 40-60 nella composizione delle liste dei partiti e dei movimenti.

La verità, però, è che le cose non si cambiano con uno schiocco di dita e a volte non bastano nemmeno le leggi. E’ sufficiente pensare alla legge Golfo Mosca, approvata nel 2011, che ha portato la percentuale di donne nei board delle società quotate italiane al 36% ma di fatto non ha avuto alcun impatto sull’aumento della percentuale femminile nel management. La divisione dei ruoli purtroppo è ancora fortemente condizionata dai pregiudizi culturali su cui possiamo e dobbiamo intervenire invertendo l’approccio e il pensiero.

Si può parlare delle donne e del loro ruolo nella società, nel lavoro, nell’istruzione, senza cadere nei luoghi comuni o nella retorica auto celebrativa del sesso femminile.

E, invece, la percentuale di donne disoccupate è ancora altissima – nelle regioni meridionali lavorano solo tre donne su dieci-; la Banca d’Italia ci dice che la discriminazione delle donne sul lavoro per l’Italia si traduce in una perdita di 6 punti di pil, e ogni anno 25mila donne, solo in Italia, lasciano ancora il proprio posto di lavoro per fare un figlio.

Ma se da un lato dobbiamo chiedere a tutti uno sforzo, dall’altro anche noi donne dobbiamo imparare ad avere più fiducia in noi stesse e più determinazione.
“Il futuro – diceva Eleanor Roosevelt – appartiene a coloro che credono alla bellezza dei propri sogni”.