Orgoglio provinciale ed eccellenze musicali locali si fondono nella seconda edizione del Thea.arts Festival, il festival che invade il Parco delle Colonne a Carovigno (BR) dal 28 al 29 luglio 2017.

Il nuovo appuntamento promette alcune sfiziose novità con un coraggioso salto di qualità, condito da workshop e incontri rigorosamente a tema arte, musica e spettacolo. L’idea del Festival nasce da Massimo Prima al quale si uniscono presto gli artisti della prima edizione ed alcuni amici uniti dalla passione per la musica dal vivo.
Quest’anno il festival alla sua seconda edizione si avvale della collaborazione della Associazione culturale “Buon Senso” da anni attiva sul territorio carovignese e sempre con una particolare attenzione alla musica grazie al suo Presidente Luca Scanferlato, nonchè bassista dei NOISTURE che saliranno sul palco il 28 luglio.
Lo scopo è quello di premiare e mettere la musica suonata al primo posto, soprattutto quella locale, dare
un palco con una voce più ampia a questa passione. Da lì è nata l’idea di fare il Thea.arts Festival.
Siamo partiti dal bassissimo, eravamo e siamo ancora circa una ventina di giovani e meno giovani, e abbiamo iniziato quasi per gioco poi visto l’interesse intorno a questo progetto ci siamo detti che qualcosa si stava muovendo davvero, esiste e c’è dell’interesse, proviamo a espanderlo. Così quest’anno abbiamo cercato di ampliarci, abbiamo contattato il Comune per un contributo, parlato con sponsor privati e tentato in ogni modo di finanziare il Festival. Una cosa a cui teniamo molto è infatti il mantenimento dell’ingresso gratuito, che è sempre più difficile. La gratuità serve proprio a spronare all’ascolto, senza snobbare niente di quello che hai intorno.
L’idea è sempre stata, in realtà, quella di fare un festival che non solo premiasse delle eccellenze musicali locali, ma che facesse anche confrontare queste band con un contesto professionale di
concerti. Molto spesso si pensa che dietro a un concerto di band locali ci sia una sagra, ma qui non è assolutamente gestito così. L’idea è quella di introdurre in questo mondo anche musicisti che non si trovano spesso in situazioni professionali, con load in a una certa ora, un preciso tempo di line check, scaletta concordata, uno stage manager. Una produzione dove in sostanza hai un tuo spazio e un ruolo che professionalmente ti arricchisce.
L’espansione verso band più ampie ci ha quindi permesso di mettere a fine giornata degli headliner che vivono di musica, che fanno queste cose costantemente, in modo che tu possa rubare con gli occhi. Puoi vedere per una band grossa come funziona la gestione del palco ed è estremamente pedagogico. Il concetto che ci interessa è quello del cosiddetto campus musicale, dove non c’è soltanto il concerto, ma anche una serie di attività di cui puoi usufruire e che ti arricchiscono come utente. Puoi scegliere cosa fare, se anche non ti va di sentire una band può esserci una tematica musicale che ti attira.
In quest’ottica abbiamo cominciato a inserire dei workshop a tema musica e non solo.
Pur avendo una quantità limitata di fondi, abbiamo cercato di scegliere artisti che
spaziassero tra vari generi. Tutte le decisioni vengono comunque tendenzialmente prese in maniera collegiale.
Tutti propongono qualcosa e finisce nel calderone, perché l’intento è quello di non fare il festival di una persona, ma fare il festival di tutti.
Quest’anno abbiamo dedicato una intera serata all’hip-hop, elettronica, drum and bass & co.. Sarà tutto insomma dedicato all’hip-hop culture, dal beat making alla beatbox, ma anche alla musica elettronica in genere, un sottobosco culturale enorme anche al sud.