Lo dichiara il presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione, Fabiano Amati.

“Come ho già detto, sostengo l’immediata riapertura della scuola in presenza e trovo incredibile e paradossale che, in materia di norme generali sull’istruzione, lo Stato abbia usato la ragione dell’emergenza per attribuire alle Regioni ciò che nei tempi ordinari è di sua competenza. Forse per pigrizia o forse per l’occhio sempre attento al consenso momentaneo, stiamo fabbricando la generazione dei ‘covidiciannovini’, cioè studenti con un curriculum scolastico gravato da mesi di lezioni perdute. E tutto questo deciso senza neppure il conforto dell’Istituto superiore di sanità o del comitato tecnico scientifico istituito presso la Presidenza del Consiglio”.

Lo dichiara il presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione, Fabiano Amati.

“L’assunzione di poteri emergenziali – prosegue – è la decisione più caratterizzante della sovranità statale. Mi stupisce molto, allora, che si continui nell’accettare il federalismo scolastico regionale in nome dello stato d’eccezione, cioè di un potere che non può per definizione essere ripartito tra centro e periferia. Le scuole non sono il motore del contagio, ma replicano ciò che avviene nella società, per cui tutto è relativo alle misure di cautela: mascherine, banchi, test, tracciamento, isolamento e trasporti. Chiudere le scuole è una decisione contestuale alla chiusura totale del Paese e non un atto autonomo, magari assunto mentre decine e decine di altre attività sono consentite”.

“Il diritto costituzionale all’istruzione – sottolinea Amati – non può essere limitato per sopperire alla capacità di adottare le misure di sicurezza, ma solo qualora le scuole possano essere considerate fonte di contagio aldilà delle misure di sicurezza adottabili. Per questo – conclude – spero che al più presto il Governo nazionale si appropri del potere di decidere in pienezza, così da determinare misure, unitarie o differenziate, emanate sulla base degli stessi criteri”.

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