Aiutare gli adolescenti in questo cammino può prevedere insegnare loro l’autoaccettazione, la tolleranza alla frustrazione, l’accettazione degli altri, dare significato all’impegno richiesto, stabilire nuovi obiettivi, spazio al tempo libero, insegnare l’accettazione anche di un insuccesso

Da Brindisi Report

Pianti, tremori, mente offuscata, mal di pancia e di testa, crisi di panico, paura dell’insuccesso, del giudizio negativo. L’ansia scolastica spesso diffusa tra gli studenti si caratterizza così. Possono sembrare capricci, ma in realtà nascondono un disagio più profondo. La paura provata, se oltrepassa una soglia, compromette o rende la prestazione difficoltosa; l’insuccesso, associato alla vergogna e all’imbarazzo, aumenta l’angoscia. Si crea un circolo vizioso: la persona non può fare altro che sottrarsi alle successive prove e verifiche, interrompendo, di fatto, la possibilità di proseguire il percorso scolastico. L’evitamento, almeno nel breve periodo, ha la capacità di ridurre l’ansia, tranquillizzando perché non c’è esposizione. Ma nel tempo aumenta l’angoscia poiché ci sono situazioni che non si possono evitare a vita, e il primo episodio diventa terribilmente insormontabile e carico di timore.

Tra pochi giorni iniziano i tanto attesi esami del ciclo scolastico delle medie inferiori e superiori. Lo studente vede la temuta prova scritta e poi quella orale come una angosciosa montagna invalicabile e irta di difficoltà. La paura è anche alimentata dalle attese personali, dei docenti e dei genitori di un brillante traguardo, dall’idea di dare il massimo come coronamento di un percorso già eccellente o dare il minimo pur di non fare scena muta se nel corso degli anni il rendimento è stato scarso. In un modo o nell’altro sembra allora che l’angoscia travolga tutti. L’ansia da esame ha caratteristiche “cognitive”, ovvero credenze, che rendono catastrofico un possibile scenario di fallimento. Spesso la prova d’esame corrisponde alla prestazione ed al valore personale che si attribuisce; in sostanza fallire ad un esame significa essere falliti, compromettere la propria vita, deludere se stessi e gli altri (immagine sociale)

Aiutare gli adolescenti in questo cammino può prevedere insegnare loro l’autoaccettazione, la tolleranza alla frustrazione, l’accettazione degli altri, dare significato all’impegno richiesto, stabilire nuovi obiettivi, spazio al tempo libero, insegnare l’accettazione anche di un insuccesso. Può essere funzionale sostituire i pensieri con credenze più adeguate, separando la prestazione dal valore personale, in modo che lo studente sarà più disposto a ridurre l’iperinvestimento sulla prestazione abbassando il livello d’ansia.

In sostanza: un esame è un esame, e non coincide con il valore di sé che include molti altri aspetti, come l’essere un bravo giocatore a calcio, o un eccellente scrittore. Tentare di essere flessibili, capaci di rinunciare al pieno raggiungimento dello scopo come valore di me, comprendere che un esame non fa la persona né l’intero iter scolastico. Un atteggiamento del genere, di accettazione anche del rischio, porta automaticamente ad “abbassare la guardia”, a ridurre i pensieri catastrofici e migliorare la prestazione. Si crea un circolo virtuoso

L’ansia da esami poi è la normale ansia fisiologica che accompagna, favorisce la performance, gli sforzi dell’individuo per raggiungere uno scopo. Ci mette in un allarme positivamente orientati all’obiettivo: senza quella dose di attivazione la prestazione sarebbe scarsa, perché non ci impegneremmo. L’ansia da esame è il naturale percorso di ogni studente che si affaccia a sostenere scritti e orali davanti ad una schiera di professori.

Potrebbe essere adeguato e funzionale accettare questo e accettare che ognuno si presenta per quello che è coraggioso, consapevole, del fatto di ammirarsi e amarsi a prescindere da quell’esito. Lo sforzo di studiare non può garantire un esito necessariamente felice, ma si fa qualcosa perché si crede fortemente in sé, nel gesto, nel destino, nella fortuna o sfortuna che regola le nostre esperienze. Abbiamo il dovere e diritto di pretendere il massimo da noi mettendocela tutta, consapevoli che comunque vada non si avranno rimpianti.

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