Fa discutere l’appello rilanciato da un noto imprenditore balneare: si calcola che in un solo fine settimana tra Savelletri e Torre Canne si consumano fino a un milione di ricci. “Così si sta distruggendo l’ecosistema”

A rilanciare l’appello dell’associazione “QuiEtica” è Fabrizio Santorsola, presidente dell’associazione Cna Balneatori Puglia e proprietario del Santos, noto locale di Torre Canne. Sul suo profilo Facebook, l’imprenditore ha postato l’immagine della campagna “Nessun riccio nel piatto, quest’anno lasciamoli in mare”, un post che in poche ore ha avuto centinaia di condivisioni.

L’appello di Santorsola ha inevitabilmente aperto un dibattito. “La pesca indiscriminata di ricci – scrive l’imprenditore – ha distrutto l’ecosistema marino nella zona di Savelletri-Torre Canne. Una distruzione incontrollata, un danno difficilmente riparabile: ci vorranno almeno venti anni di blocco della pesca, ma nulla sarà più di prima”. La zona di Savelletri è nota per i locali che offrono piatti a base di ricci e soprattutto nel fine settimana è presa d’assalto.

Secondo l’associazione che ha promosso la campagna, l’eccessivo e indiscriminato consumo di ricci sta creando un danno all’ecosistema marino. Nella zona che va tra Ostuni e Brindisi la Capitaneria di Porto ha rilasciato 14 licenze per la pesca autorizzata di ricci, ma, secondo le stime di Santorsola, nel fine settimana, sul litorale di Torre Canne, si arrivano a consumare anche “un milione e 200 mila ricci”. Come dire il fermo biologico che vieta la pesca soltanto a maggio e giugno non basta per garantire la sopravvivenza della specie. Ma oltra a decine di condivisioni, l’appello ha racconto soprattutto i commenti indignati dei tanti amanti dei ricci.

Fonte: Repubblica.it

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