‘I racconti di Parvana’ in sala dal 25 novembre per sensibilizzare anche i più giovani sulle tematiche dei diritti. È la storia di una undicenne di Kabul costretta a travestirsi da maschio per aiutare la famiglia

I racconti della tradizione, la fantasia che ti aiuta a sopportare le realtà più dure, il coraggio di una ragazzina e la conoscenza come unico strumento per combattare l’ignoranza e l’ottusità. Arriva nelle sale italiane lunedì 25 novembre, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, il film di animazione della regista Nora Twomey, prodotto da Angelina Jolie, I racconti di Parvana. È la storia di una ragazzina afghana di undici anni che quando il padre viene ingiustamente arrestato dalla polizia islamica, decide di travestirsi da uomo per poter lavorare e così occuparsi della sua famiglia.

“Il film è stato girato non solo con un messaggio politico sui diritti delle donne, ma cercando di raccontare in maniera pragmatica questa storia attraverso gli occhi di una bambina – dice la regista nelle sue note – Il padre di Parvana è sia un narratore che un insegnante per sua figlia e, quando viene arrestato, la ragazza avverte quel vuoto nella sua vita. Così in Parvana emerge qualcosa di diverso: si fa coraggio, prende il destino nelle mani e decide di tagliarsi i capelli per travestirsi da ragazzo e trasformarsi nel capofamiglia. Volevo rendere quella scena abbastanza concreta, una comprensione silenziosa tra Parvana e sua sorella che fa incrinare il loro rapporto, ma entrambe capiscono ciò che deve essere fatto”.

Tratto dal romanzo Sotto il burqa di Deborah Ellis, scrittrice pacifista e femminista che ha lavorato a lungo in un campo per rifugiati afghani in Pakistan, il film è un romanzo di formazione in cui Parvana dopo aver preso coscienza della libertà che vivendo travestita da uomo riuscirà finalmente a realizzare i suoi obiettivi: ritrovare il padre, chiuso in carcere. “Abbiamo fatto del nostro meglio per essere sia autentici che artisticamente espressivi, per spingere il mezzo il più lontano possibile rimanendo fedeli al cuore e al testo del film. Stavo cercando uno stile di animazione che potesse stare bene con la storia, ma che avesse anche un’impronta visiva forte partendo dal mondo reale dell’esperienza di Parvana a Kabul fino al mondo della storia, che era la sua immaginazione”.

Fonte: larepubblica.it

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