Arriva la triade più attesa dell’anno, per chi ama il crudo e non solo: febbraio, marzo e aprile sono i primi tre mesi dell’anno in cui si può effettivamente gustare quella succulenta polpa rossa prima che scatti lo stop

Stanno tornando. Il primo febbraio, per i pugliesi ma più in generale per coloro che vivono in prossimità del mare, significa solo una cosa: si può ricominciare a mangiare i ricci. Arriva la triade più attesa dell’anno, per chi ama il crudo e non solo: febbraio, marzo e aprile sono i primi tre mesi dell’anno in cui si può effettivamente gustare quella succulenta polpa rossa preziosamente protetta dagli aculei neri, prima che scatti lo stop.

Un decreto ministeriale del 1995 impone infatti che dal primo maggio al 30 giugno non si possano pescare ricci, per garantirne la riproduzione. E, stando alla regola dei “mesi con la r”, quelli durante i quali si trovano i ricci dalla polpa più carnosa, bisogna poi saltare l’estate e approdare direttamente a settembre.

Tanto vale non aspettare, e anzi approfittare del primo giorno di febbraio, che coindice anche con il weekend. E date le temperature favorevoli e le giornate soleggiate, che hanno praticamente cancellato il tradizionale appuntamento con i freddi “giorni della merla”, non si può che assecondare il calendario e raggiungere il mare per mangiare ricci crudi, oppure spaghetti con i ricci.

I pugliesi sono abituati, nelle domeniche d’inverno comincia a vedersi un primo aumento del traffico sulle strade che portano alla costa – adriatica o ionica che sia – con gente accomunata dallo stesso intento culinario, da appagare in un ristorante. La portata del fenomeno è misurata, come spesso accade, dai social: su Instagram si intravede già un primo fermento, qualche utente ha giocato d’anticipo e ha postato qualche foto in compagnia di ricci e birra alla fine di gennaio, ma sarà proprio il primo weekend di febbraio a mettere in evidenza la passione pugliese – e non solo, in realtà – per il ricci di mare.

L’hashatag c’è già (#riccidimare è uno dei più usati, e ha anche la variante in inglese), l’entusiasmo pure, ma come accade ogni anno bisogna stare attenti a ciò che si acquista. I ricci di mare made in Puglia sono pochi, e data l’elevata richiesta è molto facile che provengano da altri Paesi, come Grecia, Spagna e Portogallo. Questi ultimi due, infatti, non hanno mesi di fermo biologico.

Sempre sul versante legato alla tutela dell’ambiente, inoltre, c’è da considerare un altro fattore: la pesca illegale, che spesso colpisce le zone protette, con pescatori non professionali che non si fermano al limite loro imposto (50 ricci al massimo), ma che ne accumulano centinaia da rivendere a terzi, anche in condizioni igieniche discutibili. I sequestri da parte della Guardia costiera non mancano: solo nel primo trimestre 2019 – che conta due “mesi con la r” – sono stati sottratti al mercato illegale 25-30mila ricci.

Fonte: Repubblica.it

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