Oggi 4 giugno esce una graphic novel che ripercorre gli inizi, la carriera e il successo al cinema del grande Massimo Troisi.

Una biografia in forma di tavole disegnate che parte da un ricordo personale di uno degli autori: un vecchio televisore sintonizzato su un canale che trasmette il film “Le vie del Signore sono finite” e un ragazzino, Ugo, che associa la figura di Massimo Troisi, nei panni del problematico barbiere Camillo, a quella di suo padre. Una sovrapposizione allegorica che testimonia quanto l’indimenticabile attore e comico di San Giorgio a Cremano sia ormai parte integrante del dna di un intero popolo.
“Massimo Troisi: vita, morte e miracoli di un santo contemporaneo (ma miracoli pochi, che sò complicati)” arriverà tra qualche giorno libreria, col marchio di Beccogiallo, casa editrice padovana specializzata in graphic journalism. Il fumetto esce proprio il 4 giugno data i cui ricorre la morte dell’attore (il 4 giugno del 1994) e giovedì quindi saranno esattamente ventisei anni che il grande Massimo ci ha lasciato.

Il libro è stato da realizzato da Tommaso Vitiello, sceneggiatore e dialoghista di Torre del Greco, e Luca Albanese, disegnatore beneventano formatosi alla Scuola internazionale di Comics di Napoli è composto da 160 pagine a colori e costa 18 euro.
Il volume ripercorre la vita dell’attore partendo dal suo esordio sul palcoscenico, l’attività, all’inizio degli anni Settanta, all’interno della compagnia sangiorgese di teatro sperimentale RH Negativo, l’amicizia con Lello Arena ed Enzo Decaro, la nascita del trio La Smorfia, il debutto negli studi Rai, l’incontro sentimentale e creativo con Anna Pavignano e la strada solista intrapresa sul set cinematografico di “Ricomincio da tre”, fino al trionfo internazionale de “Il postino”, e alla sua dolorosa scomparsa. Il tutto intervallato dalla trasposizione a fumetti di battute e sketch entrati a far parte dell’immaginario collettivo.
Albanese spiega: “Quando Mattia Ferri, editor del progetto, mi parlò della possibilità di narrare la vita e l’opera di Troisi in un fumetto, accettai, nonostante il timore reverenziale che un personaggio del genere può suscitare .

Per il progetto, pensai che nessuno fosse più adatto di uno scrittore che bazzica nel “dietro le quinte” della scena teatrale campana. Quindi suggerii Tommaso, con cui avevo già avuto occasione di collaborare: lui mi propose una sinossi che mostrava l’intenzione di raccontare Massimo Troisi attraverso gli occhi della nostra generazione, ripercorrendo la sua produzione artistica e cinematografica e, contemporaneamente, la tenacia e la dedizione di un uomo con una passione e un talento che hanno travalicato i limiti della malattia”.
“Confesso di non aver detto subito di sì”, dichiara Vitiello.

“Pensavo di non esserne in grado. Chi ero io per potermi permettere di parlare di Troisi? Sconsolato, stavo per rispondere negativamente quando dalla televisione accesa mi arrivò una voce conosciuta. Non credo nei miracoli o nei segnali del destino, ma solo in un insieme di coincidenze che possono spingerti a prendere decisioni assennate o folli: in quel momento, su un’emittente regionale stava andando in onda l’intervista di Isabella Rossellini, indovini a chi? A Troisi. Presi il mio smartphone e dissi: ok”. Inoltre continua affermando“Ho rivisto almeno tre volte la produzione televisiva e cinematografica di Troisi. Volevo assorbire la sua poetica. In tutte le sue opere ci sono temi che si ripetono: la famiglia; gli amici, filo conduttore di molte storie; le donne, che spesso sovrasta tutti gli altri. Ma c’è un tema che spesso funge solo da sottotesto triste: la malattia. Che sia mentale o fisica, tutti i personaggi di Troisi almeno una volta sono costretti a rapportarvisi. Perché è così importante? É questa la domanda che poi mi ha permesso di scrivere tutto quello che mancava”.

(Fonte la Repubblica.it)

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