Ferdinando Rossi: “Cresciuto in mezzo alla strada: il cittadino è il nostro azionista di riferimento”. Il suo limite: “Non sono mediatico, non mi piace apparire”. E’ stato nel gruppo anti sequestri in Calabria e Sardegna.

Ha apprezzato lo scorcio by night, più suggestivo della città di Brindisi, offerto dal lungomare pedonale: “Un po’ ricorda Napoli”, dice Ferdinando Rossi, 54 anni, nuovo questore, con cuore salernitano. Oggi ha iniziato la nuova esperienza a capo della questura, avendo alle spalle 30 anni di servizio: “Sono stato un poliziotto da marciapiede, sempre in strada, vicino ai cittadini perché sono loro i nostri azionisti di riferimento e hanno diritto alla sicurezza, per questo saremo presenti e pronti all’ascolto. Sempre. La porta è e resta aperta a tutti”.

L’insediamento
Il primo giorno da questore di Brindisi, dopo il passaggio di consegne con Maurizio Masciopinto, volato a Venezia, ha incontrato il sindaco Riccardo Rossi: “Mi sembrava giusto presentarmi al padrone di casa”. Poi ha voluto incontrare i giornalisti, in qualità di punto di contatto con i brindisini, ammettendo di non essere mediatico. “E’ un mio limite, probabilmente”, ha confessato nel corso della conferenza stampa di debutto in questura. “Ma lo dico sin da subito: io non sono un questore mediatico, non mi sono mai dato in pasto alla stampa perché non mi piace apparire non essendo un amante della scena”. Più chiaro di così, non poteva essere. “Voglio che a parlare siano le azioni di contrasto alla criminalità, organizzata e non”

“Come questore parlerò solo quando c’è da parlare: la stampa è importante, ma mai abusarne. E’ importante perché racconta la realtà di una città ed esprime i bisogni dei cittadini e delle Amministrazioni locali. Io ascolterò tutti coloro i quali sono sentinelle del territorio che da oggi sarà anche mio”, ha sottolineato a margine dell’incontro con i giornalisti di Brindisi, alla presenza di Mariateresa Scioli.

Il questore di strada
“Ho sempre avuto un rapporto di vicinanza con la gente e con gli amministratori locali e vogliono continuare a mantenerlo”, ha detto. “Anche perché sono una persona abbastanza curiosa”, ha aggiunto sorridendo. “Sono qui da tre ore, ho 54 anni, ahimé, e per circa un anno sono stato questore a Oristano”. Arriva dalla Sardegna, portando con sé, un po’ di quella scaramanzia che solitamente è nel Dna dei napoletani e dei campani. Brindisi, a conti fatti, dovrebbe essere la sua 17esima destinazione. “Diciamo la sedicesima più uno, per scaramanzia”.

L’accento tradisce ancora l’inflessione salernitana nonostante Rossi abbia macinato chilometri in lungo e in largo in Italia, isole comprese, a conclusione del ciclo di formazione e studi presso l’accademia. “Era il 1985”, racconta. E’ diventato vice commissario giovanissimo: “Avevo 24 anni”. Prima destinazione a Crema, poi giù in Calabria negli anni terribili e difficilissimi dei sequestri di persona a scopo di persona.

L’esperienza nel gruppo anti sequestri
“Ho fatto parte del gruppo della Polizia di Stato anti sequestri in Calabria”, racconta. Periodo impegnativo per Rossi coincidente con una delle pagine più dolorose della storia italiana contemporanea. Dalla Calabria, a Nocera Inferiore e poi a Termoli: “Città dell’Adriatico che credo sia la più simile a noi”. Poi trasferimento a Orgosolo nel ’94, a seguire Sarno, Battipaglia, Nocera Inferiore e ancora la direzione delle Squadre Mobili di Salerno, Potenza e Nuoro. “Qui abbiamo lavorato tanto in occasione dell’ultimo sequestro di persona”.

Nella carriera di Rossi, inoltre, l’esperienza alla guida del commissariato delle Due Torri San Francesco a Bologna: “Coincideva con il centro della città”, racconta. “Tutto avveniva qui, Bologna era una città centripeda e ricordo ancora quando la gente si riuniva nei primi comitati per far sentire la propria voce chiedendo massimo impegno alle forze di polizia. Siamo stati vicini ai cittadini e presenti sul territorio ogni giorno”. Alla fine sono arrivati gli attestati di stima.

Complessa la realtà di Napoli che Rossi ha toccato con mano nel periodo in cu ha diretto la Squadra Mobile: “Anche in questo caso, sempre come poliziotto da marciapiede. Si dice spesso che chi fa questo mestiere vede molto: sì, è vero, ho visto tante cose, ma non moltissime”.

La sicurezza
Di Brindisi, al momento, conosce il lungomare e lo splendido scorcio del porto interno che gli regala il suo ufficio all’ultimo piano della questura, dove ha ospitato i giornalisti. “Solo il contatto con l’esterno mi darà la possibilità di conoscere la realtà brindisina che sembra abbastanza tranquilla”. Certamente sono alle spalle gli anni bui delle bombe e degli omicidi di stampo mafioso, a marchio Sacra Corona Unita, ma la cronaca racconta di rapine, furti, sparatoria tra gruppi di ragazzini e incendi auto. “Daremo massima attenzione alla sicurezza, anche perché negli ultimi anni l’asticella delle richieste dei cittadini si è alzata notevolmente e spetta alle forze dell’ordine garantire interventi efficaci. Come questore mi interesserò di tutto e di tutti, sempre restando vicino ai cittadini”. Poliziotto da marciapiede, anche adesso che è questore di Brindisi.

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