Con 32 voti favorevoli, 18 schede bianche e una nulla, Loredana Capone è stata eletta presidente del Consiglio regionale della Puglia per la undicesima legislatura.

La candidatura della consigliera Capone, prima donna nei 50 anni di vita della Regione, è stata avanzata dal capogruppo Pd Filippo Caracciolo, il quale ha rivolto un invito a un voto favorevole a tutta l’assemblea regionale.

Caro presidente Emiliano,
care colleghe e colleghi consiglieri,
ringrazio tutti per la fiducia che avete voluto accordarmi. È una grande responsabilità per me, che assumo nella piena consapevolezza di essere chiamata a svolgere un ruolo importante come garante di ciascuno di voi. Eserciterò il mio mandato con l’impegno di dare voce alla pluralità che questa Assise rappresenta, come deciso dalle tante e dai tanti pugliesi. Lo farò con l’orgoglio di rappresentare una Comunità meravigliosa, la nostra, per il bene di tutti.
Consentitemi di rivolgere un pensiero a chi oggi, anche adesso, mentre noi siamo qui, in Aula, è in campo nelle corsie dei nostri ospedali per cercare di salvare vite umane. A tutto il personale, i medici, gli infermieri e gli operatori del servizio sanitario regionale, che da marzo, ormai, non conoscono giorni né notti.
A loro un immenso e sincero grazie.

Un abbraccio anche a tutte le famiglie pugliesi che in questi mesi hanno dovuto dire addio ai propri cari, a chi è ricoverato o in isolamento fiduciario, a chi ha un parente o un amico in ospedale e non può essergli vicino, a chi combatte battaglie per la salute diverse dal Covid e oggi rischia di sentirsi ancora più solo.

Questa legislatura comincia nel 50esimo anno dalla prima elezione dei Consigli regionali d’Italia. Dopo cinquant’anni quelle stesse Regioni si trovano ad affrontare uno dei momenti più difficili della storia della nostra nazione e i Pugliesi, come tutti gli Italiani, si aspettano risposte concrete.

Le aspettano i tanti giovani ancora in cerca di occupazione, le famiglie a rischio di esclusione, i malati che chiedono una sanità più efficiente, le forze sociali, produttive, imprenditoriali, e anche tutti coloro che, disertando le urne, hanno espresso in modo chiaro e inequivocabile la propria sfiducia verso la politica.

L’emergenza sanitaria ha messo in mostra tutte le disuguaglianze della società. Sono tante le storie di vulnerabilità e precarietà, a riprova di come le iniquità caratterizzino ogni angolo del tessuto sociale. È la fotografia di un sistema socioeconomico che può e deve migliorarsi, un sistema che, forse, oggi ha bisogno di rinascere, adottando un nuovo patto sociale, nuovi paradigmi, nuove priorità, che ripartano dai diritti fondamentali di cittadinanza e da un progetto di un cambiamento inclusivo.

Un modello di sviluppo che faccia della cura e del benessere delle persone l’investimento principale delle risorse che Italia e Europa stanno programmando per i prossimi anni: dal fondo per la politica di coesione, alla Next Generation Eu, al Mes, se ci sarà.

Dobbiamo essere uniti, noi in questo Consiglio, maggioranza e opposizione, ciascuno con il proprio ruolo, noi regioni, con l’Europa e il nostro Paese da un lato, e i Comuni, le Università, le Scuole e il Sistema produttivo dall’altro, per utilizzare al meglio le risorse. Perché non basta prendere i soldi, occorre sapere bene come spenderli e ripartirli.

Ora più che mai, dopo questa crisi che ha investito tutta la comunità, dobbiamo mettere al centro le persone e con loro il bene comune.

“Le persone”, con la loro umanità. Ma non a parole, come se bastasse citarle e dire di “metterle al centro”, e la politica è bella è fatta. No. È una strada da percorrere insieme e, purtroppo, c’è ancora molto da fare. Oggi abbiamo la grande occasione: qui e ora. Cogliamola.

“Non siamo condannati al profitto o allo scarto – ha detto Papa Francesco ad Assisi nel suo messaggio ai giovani  – o saprete coinvolgervi o la storia vi passerà sopra”. Ditemi, allora, che ci sentiamo coinvolti. Che da questa crisi ne usciremo migliori. Che sapremo programmare le risorse in modo da aiutare davvero chi è più fragile.

Con una Regione che tiene conto delle reali differenze tra le persone e tra i territori, come chiede la nostra Costituzione.  È una visione questa, non un sogno. Dobbiamo ascoltare chi è in difficoltà e prendercene cura. E penso che questa debba tradursi in una vera e propria strategia, per una comunità e un territorio più coesi. Nella nostra Regione e nel nostro Paese. Specie adesso che l’Europa ha finalmente aperto ad aiuti più consistenti nei confronti degli Stati in difficoltà, come l’Italia. E, allora, questo è il nostro momento, ed è il momento di utilizzare concretamente il criterio della coesione territoriale, destinando al Sud, che ne ha bisogno, la maggiore spesa per gli obiettivi strutturali più urgenti.

Il recovery plan è in fase di redazione e sono certa che il Presidente Emiliano farà sentire la voce forte della Puglia, difendendo gli interessi del Sud a vantaggio dell’intero Paese.
È una visione, non un sogno, ripartire dalla battaglia contro le disparità di genere, che nel 2020 dovrebbe essere ormai solo un lontanissimo ricordo e che, invece, questa pandemia ha evidenziato e accentuato. Una di quelle battaglie che dovremmo combattere tutti, donne e uomini, magari meglio di come abbiamo saputo fare nella scorsa legislatura. Il mio auspicio è di occuparcene tutti attivamente, osservando legge dopo legge, bando dopo bando e valutandone con attenzione l’impatto sulle donne e sugli uomini, così da ovviare preventivamente ad ogni eventuale squilibrio.

E ancora, è una visione, non un sogno, la lotta alle discriminazioni, all’esclusione sociale, il potenziamento e la qualificazione dell’assistenza domiciliare per le persone fragili e per i minori in difficoltà.

Dietro ciascuna di queste azioni ci sono i valori dell’uguaglianza, della solidarietà e della sussidiarietà, ben presenti nello Statuto della nostra Regione che siamo chiamati a rispettare.
Dietro queste azioni ci siamo noi.
Ciascuno di NOI.

Ci sono le nostre “Radici e Ali”- come diceva Alessandro Leogrande – per riconoscerci figli di un certo modo di stare al mondo e di una terra che deve essere protetta e valorizzata in ogni sua componente: le persone, l’ambiente, il paesaggio, la cultura, la memoria.
Queste non sono politiche che possiamo attuare da soli, dobbiamo farlo in sinergia, prima di tutto con la Giunta, responsabile delle azioni esecutive. Con i Comuni e le Province, e lo Stato e l’Europa.

Istituendo, finalmente, il Consiglio delle Autonomie locali, come previsto dall’articolo 45 dello Statuto, e la “conferenza regionale permanente per la programmazione economica, territoriale e sociale” ai sensi dell’articolo 46, formata dai delegati delle autonomie funzionali, delle formazioni sociali e del terzo settore. E rafforzando la nostra presenza nella Conferenza nazionale delle assemblee elettive oltre che tutti gli organismi statutari.

Mi piacerebbe che insieme, tutti noi, trasformassimo l’Aula consiliare in un grande laboratorio di una nuova stagione legislativa. Un laboratorio dell’attenzione e della cura, che si occupi di semplificare le norme che oggi si presentano spesso in modo farraginoso, ma soprattutto prenda in carico una missione: portare la Regione verso le strade dell’economia circolare, della partecipazione popolare, del dialogo e della solidarietà internazionale.

E poi non dimentichiamo che l’Europa è soprattutto l’Europa delle Regioni. Per questo vorrei che le assemblee legislative delle Regioni, non solo italiane ma europee, potessero incontrarsi e determinare una piattaforma comune per la cooperazione, così da costruire e rafforzare la democrazia e coinvolgere i cittadini sulle scelte europee.

Per questo proporrò di organizzare in Puglia un Forum delle assemblee legislative delle Regioni euromediterranee. Il nostro Consiglio dovrà impegnarsi nella prova più importante di tutte: dimostrare la capacità della Puglia di affrontare con sguardo visionario le sfide che si profilano in questo tempo difficile.

Vedo un Consiglio sempre più libero e aperto, lungimirante, un luogo di democrazia concreta e non solo annunciata, che continui e potenzi il lavoro già svolto dai miei predecessori a questo alto incarico, da Mario Loizzo a Onofrio Introna, a Pierino Pepe, che saluto con affetto, insieme a tutti coloro che in questi anni mi sono stati accanto: dal presidente Vendola al presidente Emiliano, dai colleghi assessori e consiglieri ai miei uffici, a tutto il personale della Giunta e del Consiglio, ai mezzi di informazione.
Chiudo con un appello alle donne pugliesi: il nostro tempo è adesso!

Accettiamo la grande avventura di essere noi stesse e lottiamo senza paura per i nostri sogni. Io vengo da una famiglia umile, i miei genitori erano contadini, eppure oggi sono qui, la prima presidente donna eletta dal Consiglio regionale della Puglia. Un segnale forte e importante per la nostra comunità.

Oggi è un altro momento della storia e io sarò qui per tutte noi. Perché a partire da questo preciso istante vorrei che ogni bambina e ogni bambino che ci osserva possa sapere che se ci mette impegno e sacrificio può vincere anche le battaglie più dure, che la Puglia è un posto dove si può avere ancora avere fiducia nel futuro.

 

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