Ieri , 20 novembre, ricorreva la Giornata Internazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, 30° anniversario del giorno in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione Onu per la protezione dei minori, ratificata dall’Italia nel 1991 con la legge 176.

Un documento di portata storica perché per la prima volta è stato affermato, in modo chiaro, che tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti del mondo sono portatori di diritti specifici che devono essere riconosciuti e garantiti.

Il 20 novembre è un appuntamento dall’elevato significato simbolico, educativo e morale, dedicato ai bambini, un appuntamento che riaccende i fari anche sui diritti negati, sul loro rispetto e sulla loro tutela, poiché nonostante siano trascorsi 30 anni dall’approvazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia, le condizioni di vita di milioni di bambini e adolescenti sono ancora oggi inaccettabili.

Diritti fondamentali come quello alla vita, alla famiglia, alla salute, alla protezione da ogni forma di abuso e sfruttamento sono continuamente violati. Si pensi ai minori che assistono ai conflitti tra genitori durante le transizioni della separazione, ai bambini stranieri ai quali, sebbene nati sul nostro territorio nazionale e cresciuti come cittadini italiani, vengono negati diritti, o ancora ai bambini vittime di maltrattamenti ed abusi. Si pensi inoltre all’insicurezza, all’indifferenza, al clima di intolleranza e di violenza sociale del quale sono spesso spettatori, quando non vittime.

A causa delle violazioni, i bambini vengono privati della loro infanzia, del gioco, della spensieratezza, dell’istruzione e della libertà di poter essere bambini. E queste violenze avvengono quotidianamente, non solo nelle più remote aree del mondo, ma anche nei contesti più vicini a noi.
Ogni adulto, indipendentemente dal ruolo, si senta responsabile e protagonista attivo del benessere di ogni singolo bambino o fanciullo e del suo futuro.

 

 

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