L’opera dimenticata su Santa Maria Maddalena,approderà a San Vito dei Normanni, città natale di Leo, giovedì 22 agosto nell’ambito della XXII edizione del Barocco Festival, e nel mese di dicembre nel Teatro Verdi di Brindisi, con il sostegno della Regione Puglia e dei Comuni di San Vito dei Normanni e di Brindisi.

«Riscriviamo un rigo della storia della musica». Parole che si assottigliano come una linea d’orizzonte, quella che parte dalla storia e traccia il futuro. Già, perché scrivere o riscrivere la storia è un po’ come ripensare il futuro, guardarlo con un’altra consapevolezza, regalare una chiave inaspettata. È questo il leit-motiv che il M.O Cosimo Prontera, titolare della cattedra di Organo e Composizione Organistica al Conservatorio «Gesualdo da Venosa» di Potenza, componente della British Harpsichord Society e direttore dal 1997 del Centro Studi e Documentazione «Leonardo Leo», ha pensato per tenere a battesimo la prima messinscena assoluta del dramma sacro «Dalla Morte alla Vita di Santa Maria Maddalena» di Leonardo Leo, scritto su commissione della comunità di Atrani ed eseguito a Napoli nel luglio del 1722.

L’opera dimenticata su Santa Maria Maddalena, celeste protettrice di Atrani, in provincia di Salerno, sarà messa in scena nel borgo medievale della costiera amalfitana in piazzetta Umberto I, lunedì 29 luglio, con il sostegno della Regione Campania, della Scabec, la società regionale per la valorizzazione e promozione dei beni culturali, e del Comune di Atrani. La regia dell’opera è di Stefania Panighini, mentre l’esecuzione dell’Orchestra Barocca La Confraternita de’ Musici, diretta dal M.O Prontera.

Il cast dell’opera è al lavoro in questi giorni nel politeama brindisino per ultimare le prove della prima messinscena, un debutto nella terra che quell’opera ha ispirato. Scelte per intrecciare musica e partizioni, tempi e ritmo della mise en èspace, ruoli e sintassi del dramma sacro. «È una grande soddisfazione – ha detto il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi – poter partecipare alla scrittura della storia e poterlo fare nella consapevolezza di valorizzare l’opera di un grande esponente della Scuola Napoletana del XVIII secolo come Leonardo Leo, con natali nella nostra terra. Si tratta di un evento di portata mondiale e per questo siamo orgogliosi di aggiungere un “rigo di storia” che è bellezza e infinita conoscenza. Un’identità si costruisce anche così, attraverso la scoperta di segni della storia che si rendano fruibili a tutti. Grazie al M.O Prontera che ha creduto in questo sogno. A volte serve la perseveranza, oltre che una grande competenza, per trasformare i sogni in realtà».

«Abbiamo compiuto un percorso partito da lontano – ha aggiunto il sindaco di San Vito dei Normanni, Domenico Conte – ma la trasformazione di un manoscritto in teatro non deve essere considerata solo un punto di arrivo. È da qui che dobbiamo ripartire per dare ancora più risalto alla figura di Leonardo Leo e al rapporto che indissolubilmente la lega alla nostra terra. Dai valori della storia si parte e agli stessi si arriva per distinguere un territorio e promuovere tutti quegli elementi in grado di distinguerlo e renderlo attrattivo. Leonardo Leo è un simbolo identitario e la sua opera si arricchisce oggi di un nuovo tassello, frutto di una volontà condivisa che ha trovato nel M.O Prontera la sua sintesi più propositiva e tenace, che ci rende orgogliosi».

Il dramma leano è stato acquistato nel 2011 grazie a una sottoscrizione pubblica, un momento che aggiunge un tassello qualificante alla storia della musica e a quel cammino che corrisponde alla ricostruzione della civiltà culturale del nostro territorio. Il ritrovamento e l’acquisizione dell’opera si sono concretizzati sul crinale delle ricerche condotte da Dinko Fabris, uno dei musicologi italiani più conosciuti al mondo. Cercando notizie su musiche di Puccini e autori pugliesi, lo studioso, presidente della Società Internazionale di Musicologia, si è imbattuto a Parigi negli studi di Thierry Bodin, considerato il massimo esperto francese di autografi.

Ha fatto così capolino tra le mani del cercatore l’enorme partitura in possesso dell’antiquario parigino, un oratorio in tre atti di Leonardo Leo, unica copia esistente al mondo di un’opera ritenuta universalmente dispersa. Dopo aver segnalato la scoperta al Centro Studi e Documentazione «Leonardo Leo», durante l’edizione 2011 del Barocco Festival, l’opera è divenuta oggetto di una sottoscrizione pubblica che ne ha consentito l’acquisizione. Così, l’11 gennaio 2012, a San Vito dei Normanni, si è svolta la conferenza stampa di presentazione del manoscritto. L’elaborato autografo è testimonianza unica del lavoro compositivo di Leo, i cui interventi autografi sono evidenti. Si presenta come un volume oblungo, in quattro di duecento carte, scritto in fronte e retro. I piatti cartonati sono su carta marmorizzata, l’etichetta del titolo è posizionata sul piatto superiore. I piatti evidenziano un uso frequente, mentre i dorsi mancano. Diverse note nell’ultimo atto hanno subito revisioni significative. Il foglio presenta correzioni, cancellature e sovrapposizioni di parti cucite o incollate, riportanti la versione corretta della stesura.

«Il manoscritto – ha detto il M.O Cosimo Prontera – ci ha restituito un Leo umano. In genere, di fronte a pagine musicali del passato nasce un timore reverenziale nei confronti dell’autore. Si esegue tutto come è scritto. Il manoscritto era una copia d’uso sul quale Leo deve aver lavorato con un copista al fianco: tutto accadeva in tempo reale, correzioni e indicazioni comprese. Perciò ci sono righi pentagrammati aggiunti, fascette incollate che prolungano frasi, piuttosto che pagine completamente sbarrate e riscritte, o anche fogli bianchi incollati su pagine colme di musica. Un copista non avrebbe mai creato errori così vistosi, tra l’altro Napoli era fornita dei migliori copisti esistenti, per questo quelle pagine sono la diretta testimonianza della creazione. Pagine come il fluire dei pensieri. Sta qui l’umanità del grande maestro, la più immediata proiezione del suo estro e del suo genio. In questa prima fase il manoscritto è uno strumento di lavoro, il pane quotidiano per la regista, il direttore di produzione e i musicisti. Dopo sarà di tutti, come di tutti è la letteratura di Vivaldi, di Händel o Bach».

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