Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa dei consiglieri Lucia Trinchera e Franco Pietro.

Fari puntanti sulla gestione buoni spesa del comune di Villa Castelli tra i pochissimi comuni, dove non si può parlare di buoni spesa ma di pacchi alimentari. Il comune infatti in maniera singolare e difforme, non solo dal resto dei comuni della Provincia di Brindisi ma anche delle direttive governative, eroga alle famiglie che in questo momento si trovano in uno stato di bisogno, solo dei pacchi alimentati che ritira direttamente dalla Caritas già pronti, azione che richiederebbe anche un traporto termico per alcune tipologie di alimenti, carne o frutta, per evitare possibili danni alla salute dei cittadini.

Mentre in altri comuni erogano i buoni spesa nominativi ai cittadini che ne fanno richiesta, con una gestione chiara e trasparente, a Villa Castelli la gente si deve accontentare dei pacchi con prodotti scelti da altri.

A questo si aggiunge la difficoltà di accedere al beneficio a causa di un bando poco trasparente e con canali poco chiari, che non presenta una mail dedicata dei serivizi sociali ma una mail del vice segretario, che non garantisce dunque un passaggio diretto delle domanda per via telemativa e la privacy dei cittadini, ed un numero telefonico che spesso è irraggiungibile.

Inoltre i pacchi alimentari non consentono di rispettare le somme pro capite attribuite ad ogni famiglia. Il comune di Villa Castelli infatti ha ricevuto 80mila euro dal Governo e 27mila dalla Regione e deve garantire ai cittadini buoni spesa nominativi da spendere negli esercizi commerciali che hanno dato disponibilità all’erogazione dei buoni.

Pertanto la nostra richiesta è un ravvedimento da parte del comune di Villa Castelli per il bando che non presenta termini di chiarezza e soprattutto perché ai pacchi alimentari già provvedono le Istituzioni religiose con la collaborazione di numerosi volontari che mettono a repentaglio la propria salute per garantire gli auti ai cittadini e ai quali va il nostro grazie e la nostra piena fiducia per il loro lavoro, ma il volontariato non può sopperire ad obblighi ben precisi di chi, come il comune ed il sindaco, gestisce risorse pubbliche.

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