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Sono almeno altri sei gli alberi d’ulivo colpiti da Xyella fastidiosa a Carovigno. Ma nuovi focolai sarebbero stati scoperti anche nelle zone, tra le province di Brindisi e Taranto, dove il 23 gennaio scorso fu accertata la presenza del batterio. Non ci sono al momento conferme ufficiali da parte degli organi regionali, ma da più fonti vi sarebbe la certezza sui nuovi contagi.

Le analisi del materiale biologico prelevato il 23 gennaio scorso, dai tecnici dell’ Arif,  avrebbero, infatti, dato esito positivo anche nel centro brindisino. L’amministrazione comunale con il sindaco Carmine Brandi e gli assessori all’ambiente e l’agricoltura, Enzo Vacca e Francesca Sbano stanno seguendo l’intera vicenda, ed attendono comunicazioni ufficiali da parte della Regione. Così come anche Elio Lanzilotti, ex presidente del consorzio di Torre Guaceto, oasi naturale non molto distante da dove sono stati accertati i casi, ha sottolineato la gravità della situazione che sta interessando l’area a nord della provincia di Brindisi. Nessuna delle piante in contrada Bufalaria, contagiate, intanto, è stata abbattuta. Identica situazione anche nelle altre zone dove poche settimane fa i risultati dei test fecero emergere altri focolai di xyella fastidiosa.

A Taranto, invaso Pappadai,  così come a Grottaglie, San Vito dei Normanni e Ceglie Messapica, nei terreni dove vennero accertati ulivi malati, le piante sono ancora posizionate nell’uliveto, seppur con un destino già segnato: saranno infatti abbattute nei prossimi giorni, perché ricadenti in zona di contenimento. A differenza di quanto avvenuto nell’ ottobre scorso ad Ostuni (zona cuscinetto), dove vennero estirpati ulivi ed oleandri nel raggio dei 100 metri dal contagio, in queste aree, le piante che cadranno sotto i colpi delle ruspe saranno solo queste colpite dal batterio. A ridosso della tratta ferroviaria della città della N’zegna, quella dove è stata riscontrata la presenza di più focolai di xylella fastidiosa, è una delle poche aree private in cui tutte le buone pratiche agricole sono state eseguite, come consigliato da amministratori ed esperti.

Terreno arato, piante potate, nessuna traccia di scarti di potature all’interno della piccola distesa. Misure, che in questo caso, però, non sono bastate ad evitare l’attacco da parte del batterio killer. Ora si attende di capire il numero esatto delle piante contagiate e l’arco temporale che porterà all’eradicazione degli ulivi infetti. Resta grande intanto il livello di allerta per la possibile avanzata verso nord della malattia. La piana degli ulivi millenari che caratterizza la fascia adriatica dell’Alto Salento, fino a raggiungere Monopoli, per oltre 50 chilometri, al momento è stata attaccata solo a “macchia di leopardo” dalla xylella fastidiosa, con gli alberi accertati, malati, nella stazione di servizio di Rosa Marina, ed ora le scoperte lungo il litorale di Carovigno. Da più parti si era parlato di caso isolato: gli ultimi contagi ora potrebbero non confermare questa ipotesi.