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Lanzillotti: «Rassegno le mie dimissioni. Ora basta. Non si può offendere così l’immagine di una città».

Uno sfogo amaro. Un annuncio forte. E’ stato questo il primo commento del presidente del Carovigno Calcio, Michele Lanzillotti, alla squalifica del campo subita, per cori razzisti durante la partita valevole per il campionato di Promozione, tra la sua squadra ed il Manduria, disputata domenica scorsa. «Durante il corso del secondo tempo propri sostenitori intonavano cori razzisti all’indirizzo di un giocatore della squadra avversaria».

E’ questo quanto si legge nel dispositivo del giudice sportivo, emesso ieri dopo aver acquisito il referto a fine gara dell’arbitro Domenico Leone di Barletta. Lo stesso arbitro già nello scorso campionato, sempre in un match tra Carovigno e Manduria, finì la gara tra le polemiche, subendo anche una presunta aggressione, per quanto dichiarato da lui stesso nel report di fine gara, che costò all’epoca una squalifica di 8 mesi ad un dirigente del Carovigno. A distanza di qualche mese, stesse squadre in campo, stessa direzione di gara, stessa multa per i locali, 700 euro, e l’aggravante anche dei presunti cori discriminatori a sfondo razziale. E’ l’accostamento al razzismo uno delle motivazioni su cui i dirigenti della società brindisina non riescono a contenere la loro rabbia.

«Carovigno è una città che fa dell’ospitalità una delle sue virtù principali. In squadra abbiamo un calciatore di colore da anni. Inoltre da settimane si allena con noi un giovanissimo, giunto da poco in Italia, che abbiamo praticamente adottato. Spesso poi al campo- continua amareggiato Michele Lanzilotti- accogliamo tanti ragazzi ospitati nei centri di accoglienza della nostra città, con cui viviamo a stretto contatto. Queste sono le reali testimonianze. Tutto il resto è solo inventato: non c’è stato nessun coro nei confronti del giocatore del Manduria. Faremo ricorso per riottenere quella dignità violata da qualcuno». Gli animi caldi in campo, a causa di possibili errori arbitrali, avrebbero creato tensione anche sugli spalti. Secondo la ricostruzione dell’arbitro, infatti, i cori razzisti si sarebbero verificati nel secondo tempo.  A questi si sarebbe aggiunto anche il lancio di bottigliette d’acqua all’indirizzo della terna e la presenza di soggetti non autorizzati a fine partita.

«Carovigno ha un tifo sano, caldo e passionale, sì, ma corretto:  mai nessuno- sottolinea Lanzilotti- si sarebbe permesso di offendere un calciatore della squadra avversaria con cori razzisti o ululati. E’ tutto semplicemente assurdo. Non capiamo il motivo di tutto l’accanimento nei nostri confronti, prima sul campo con i “fattacci” di Brindisi, ora anche con queste decisioni di squalificarci il campo. Ci dicessero se stiamo dando fastidio a qualcuno».

Nel referto di fine gara, da cui è scaturita poi la squalifica, con il prossimo match casalingo da giocare in campo neutro ed a porte chiuse, si fa riferimento anche al lancio di piccoli sassi. «Il nostro stadio è tutto in cemento: non esistono pietre. Ecco perché penso che qualcuno voglia in maniera volontaria – denuncia Lanzilotti – abbia voluto crearci questa situazione». In queste ore il presidente del Carovigno Calcio ha riunito i suoi più stretti collaboratori. «Ho voglia di lasciare perché dopo tutti i sacrifici che facciamo mi hanno demolito»