La mia storia vuole essere un piccolo tassello, sino ad ora mancante, di un grande mosaico della storia italiana in Istria. Ci sono tante verità, tanti punti di vista, questo è quello della mia famiglia. Tra i documenti che mi ha dato una cugina di mio padre ,Ornella Crisanaz, ho ritrovato una cassetta audio della trasmissione radiofonica“Voci e volti dell’Istria” Anno 1996 A cura di Marisandra Caracione e presentato da Bianca Stella Zanini per radio Trieste .Tra le tante testimonianze ho estrapolato quella riguardante Zia Jolanda Nardin Micheletti che all’età di 90 anni racconta la sua Vergarolla. Lei entra nel vivo del suo agghiacciante dolore. Rivela l’ inaudita sofferenza di quel bruttissimo giorno.

Dov’è Vergarolla?

E’ una località balneare a poca distanza da Pola, il 18 agosto del 1946 (tempo di pace… per tutti gli altri italiani) la società sportiva Julia organizzò delle gare di nuoto. Immaginatevi una spiaggia con pineta adiacente (come ne abbiamo tante da noi) e su un lato , accantonate dagli Inglesi, una enorme quantità di mine navali, disinnescate. La spiaggia era stata dichiarata da loro, assolutamente “sicura”. Quella domenica d’agosto, era gremita di gente (prevalentemente italiana)per le gare natatorie ma verso le 14 ci fu una enorme esplosione che fece sobbalzare tutta Pola. Quello che sentirete è il racconto di quella drammatica giornata.

Faccio una parentesi della mia vita ,per collegarla alla zia: mio padre, Giordano Nardin, nato a Pola nel 1925, era stato accolto da esule nel campo profughi a Taranto nel 1947, il suo passaggio dall’arsenale di Pola a quello di Taranto è stato facile.

Dopo la sua prematura morte avvenuta nel gennaio del 1968 sempre a Taranto, zia Jolanda (esule a Trieste) con altre cugine di mio padre (Ornella Crisanaz e Armida Gellner) , chiedono ed ottengono da mia madre di potersi prendere cura di me. Prima nel convitto Fabio Filzi di Gorizia e poi nel convitto Nazario

Sauro di Trieste, (convitti creati per i figli degli esuli dell’allora ” Opera profughi Giuliani,Dalmati e rimpatriati”)

In tutti quegli anni, ho conosciuto bene zia Jolanda, ho sentito la sua rabbia, il suo dolore. Ho visto i suoi occhi senza più lacrime, ho toccato le sue ferite aperte.

Con questo lavoro ho cercato di sovrapporre le fotografie di una famiglia felice, con la voce dolorosamente pacata della zia. Prima di allora non era mai riuscita a parlare di quella tragedia, non ci sono, di lei, altre testimonianze radiofoniche Il marito, Zio Geppino Micheletti è considerato un eroe nazionale. Chirurgo nell’ospedale di Pola ha operato per due giorni senza mai fermarsi, pur sapendo d’aver perso nella strage, nove parenti tra cui i suoi due figli di 9 e 4 anni (a Pola e a Trieste ci sono cippi e targhe che ricordano la strage e il grande uomo)

Vi consiglio di ascoltarlo in assoluto silenzio,la voce della zia potrebbe risultare incomprensibile e consiglio anche di avere la trascrizione dell’intervista sotto mano.

Per i miei cari, io non dimentico

Giovanni Nardin