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Il batterio killer avanza. Livello di attenzione elevato a Nord della provincia di Brindisi e soprattutto nella piana degli ulivi millenari. Controlli, verifiche capillari e nuovi campionamenti nell’area Nord dove sono comparsi altri due focolai di xylella fastidiosa.

Si tratta della zona che presenta una delle maggiori concentrazioni di esemplari di ulivi, con secoli di storia, dell’intera Regione. Al momento da più parti la tesi prevalente è che le infezioni riscontate tra i territori di Carovigno e San Vito dei Normanni, possano essere casi isolati, così come lo era stato l’albero scoperto ad Ostuni nella stazione di servizio Q8, poi abbattuto. Circostanza che si ripeterà nelle prossime ore nelle contrade Bufalaria e Deserto, in cui sono emerse le due piante infette. Situazione identica anche sul versante est della provincia nelle campagne tra Ceglie Messapica, Francavilla Fontana e San Michele Salentino.

Anche qui in contrada Barone l’ulivo sarà abbattuto. «E’ una situazione a macchia di leopardo che un po’ ci aspettavamo. Ora l’unico auspicio è che resti contenuta». Sergio Botrugno presidente della Coldiretti Brindisi commenta così gli ultimi casi accertati di alberi infetti da Xylella in provincia. «C’è un controllo abbastanza capillare. C’è tranquillità – sottolinea Botrugno- sulla sorveglianza del territorio. Ovviamente l’intera situazione non ci lascia tranquilli». Sul possibile avanzare del batterio verso la piana dei millenari, Botruno chiarisce la sua posizione. «Non essendoci un punto ma più punti, sia nelle provincia di Brindisi che verso Taranto, è una circostanza a cui eravamo preparati che potesse avvenire. Attualmente sembrano casi isolati. Un qualcosa che non era stato riscontrato in precedenza perché non c’era stata la capillarità del monitoraggio». Intanto ieri mattina nuovi campionamenti in tutto la provincia di Brindisi.

In contrada Bufalaria, c’è stato il sopralluogo tra i tecnici dell’Arif e l’assessore comunale all’agricoltura Francesca Sbano, che già da tempo aveva avviato un lavoro di informazione tra gli agricoltori del territorio sulle pratiche di buona coltura. L’albero secolare infetto, qui, si trova in un terreno privato di due ettari , ben curato, con anche la potatura effettuata, dove ci sono altri esemplari di oltre 100 anni. Sono stati eseguiti prelievi di campioni nel raggio dei cento metri, anche sulle altre piante attaccabili dal vettore. Si tratta di una zona ben distante dell’oasi naturale di Torre Guaceto, lungo la tratta ferroviaria della città. «Siamo molto contenti per il risultato ottenuto con le analisi Arif all’interno della riserva – ha dichiarato il presidente del Consorzio di Torre Guaceto, Vincenzo Epifani -, ma non possiamo festeggiare per via dell’esito avuto dagli stessi campionamenti fuori dalla nostra area protetta. Ora dobbiamo mantenere alta l’attenzione sul fenomeno e siamo pronti a dispiegare tutte le nostre forze per collaborare l’Agenzia regionale al fine di giungere ad una buona risoluzione della problematica».

Un  batterio, quella della Xylella fastidiosa, fino a poco tempo sconosciuto a nord della provincia di Brindisi, su cui però nelle ultime settimane l’attenzione sta diventando sempre maggiore. Prima il caso di Ostuni. Ora Carovigno e San Vito dei Normanni. Ma è un altro l’aspetto più importante che riguarda il territorio: il timore di un contagio che potrebbe avere un effetto letale su uno dei settori trainanti dell’economia locale . La preoccupazione per secoli di storia la cui lunga vita potrebbe essere messa a repentaglio dalla xylella. Nessuno vuol pensare ad un’imminente contagio diffuso che sarebbe un duro colpo, anche, al sogno delle comunità locali di vedere riconosciuta da qui a qualche anno la piana degli ulivi secolari e millenari, come patrimonio dell’ Unesco. Una speranza nata oltre 12 mesi fa, con la candidatura nella tentative list del Ministero delle Politiche Agricole