pattuglia
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L’indagine trae origine dall’arresto di due degli indagati  avvenuto il 26 marzo 2016, per detenzione ai fini di spaccio, poiché trovati in possesso di undici grammi di “cocaina”.

Pertanto si avevano fondati motivi per ritenere che lo stupefacente sequestrato, nonostante i soggetti tratti in arresto fossero stati fino a quel momento incensurati, sarebbe stato nuovamente procacciato ed allocato sul mercato San Vitese, a quella che è risultata essere, in virtù degli esiti investigativi, una floridissima piazza di spaccio.

Pertanto veniva avviata attività tecnica, nonché pedinamenti, dove fin dalle primissime battute emergevano chiari elementi probatori circa un’intensa attività di spaccio, in modo particolare di vendita di “cocaina”,  posta in essere talvolta anche in concorso tra alcuni degli indagati.

La proclività a delinquere degli stessi è emersa chiaramente anche in virtù della captazione di svariate conversazioni, dove alcuni membri del sodalizio si contattavano tramite messaggi, what’s app, per comunicare la presenza in area delle vetture dell’Arma dei Carabinieri in tinta di istituto o civetta, al fine dunque di sottrarsi ai controlli del caso, nonché proclività sancita anche dall’ottimo livello organizzativo nella gestione della piazza di spaccio.

Nel corso delle intercettazioni censite, si è avuto modo di appurare il modus operandi dagli stessi adottato per cercare di  “sfuggire” ad un eventuale ascolto indiscreto eventualmente operato dalle FF.OO., adottando pertanto gli indagati un linguaggio criptico, “hai una bustina di Oky” oppure “ci vediamo per una birra” ovvero “portami due panini”, “a quanto devo vendere i biglietti della festa” e ancora “portami un gelato” o “dammi un bacio”.

Nei vari sequestri operati si è avuto modo di sequestrare diversa sostanza stupefacente, 110 grammi circa di “cocaina”, 100 ml. di metadone, svariate dosi di “hashish” e “Marijuana”, documentate circa 1100 cessioni, per un importo complessivo stimato pari a € 150.000,00.

La cocaina rinvenuta in numerosi casi era occultata all’interno di muretti a secco, in contrade ubicate ai margini del paese, celata all’interno di barattoli da conserva, già suddivisa in dosi pronte per essere smerciate.

Sono stati inoltre deferiti in stato di libertà alla competente Autorità Giudiziaria, per la violazione di cui all’art.73 del D.P.R. 309/1990 due soggetti, nonché segnalati per violazione amministrativa di cui all’art.75 del D.P.R. 309/1990 nr.10 assuntori.

Tra gli assuntori si è constatato la presenza di liberi professionisti, imprenditori, commercianti, figli della San Vito bene, ove i giovani rampolli di alcune delle famiglie economicamente maggiormente benestanti, avevano intessuto rapporti di vera amicizia con i pusher, chiamando addirittura questi ultimi con l’appellativo di “papà”.